Dr Alessandro Melillo, DVM, SPACS, GPCert - ExAP

Come forse in molti sanno, i denti del coniglio sono diversi dai nostri: vengono definiti "a crescita continua". Questo significa che non hanno una vera e propria radice, ma un cosiddetto "nucleo germinativo" che continua a produrre tessuto dentale in continuazione. L'equilibrio corretto fra produzione e consumo definisce la forma e le dimensioni fisiologiche dei denti: ma se questo equilibrio si rompe, i denti cominciano a crescere in modo incontrollato, causando grave disagio al coniglio fino a rendergli impossibile mangiare.

Moltissimi segni clinici a parte l'inappetenza però sono collegabili a problemi dentali:
bere tanto,
urinare fuori dalla lettiera,
lacrimazione, congiuntivite, occhi sporgenti,
scolo nasale,
malocclusione degli incisivi,
gonfiori o masse a livello facciale e mandibolare,
tendenza ai "blocchi"
... se Alexander Dumas diceva "cherchez la femme" (cercate la donna) per significare che dietro molti comportamenti criminali si nasconde una causa passionale, in medicina del coniglio possiamo ben dire che i denti sono causa diretta o indiretta della maggioranza delle presentazioni cliniche del coniglio pet.

E' per questo che nessuna visita clinica di coniglio può dirsi tale senza un accurato esame della cavità orale e delle strutture esterne della faccia dove radicano i denti. Questo esame base può spesso necessitare di essere approfondito tramite esplorazione in sedazione, radiografie o anche TAC!.

Ma perché questi problemi dentali sono così frequenti? La patologia dentale del coniglio è una classica malattia multifattoriale, dove entrano in gioco fattori genetici, traumi, infezioni, ma soprattutto lo stile di vita e l’alimentazione.

Fondamentalmente la patologia dentale consegue ad un disturbo del metabolismo del calcio: se il calcio è troppo basso, o se il fosforo è troppo alto, o ancora se la vitamina D3 non è sufficiente a consentire il corretto utilizzo di questi importanti minerali da parte dell’organismo, l’osso della mandibola si decalcifica, perde di consistenza.

A questo punto il dente del coniglio, che ha più o meno la forma di un piccolo cilindro in costante accrescimento, si ritrova a non essere adeguatamente sostenuto da un alveolo di osso bello solido, ma piuttosto immerso in una sostanza decalcificata più morbida: immaginiamo una matita ficcata in un blocco di pasta per modellare. In questa situazione le forze masticatorie, che nel coniglio sono orizzontali e rotatorie, finiscono per muovere il dente che inclina sul suo asse, proprio come farebbe la matita nel DAS. Una volta inclinato, non si trova più in corretta occlusione con i suoi opponenti e di conseguenza si altera il consumo a cui è soggetto, che non è più uniforme su tutta la tavola masticatoria; in altre parole, certe parti si consumano di più e certe altre di meno. Le parti sottratte al consumo crescono per conto loro e formano le cosiddette “punte” ossia protuberanze spesso acuminate che feriscono le guance o la lingua, rendendo al coniglio doloroso usare la bocca, non solo per mangiare ma anche per bere o per pulirsi il mantello ed assumere il ciecotrofo.

Inoltre, sempre come conseguenza della perdita di consistenza dell’osso, il nucleo germinativo del dente (la “radice”) non più adeguatamente contenuta dall’alveolo, comincia a svilupparsi anche in direzione opposta alla bocca, scavando nell’osso morbido e causando anche da questa parte dolore. Spesso questo fenomeno è il primo a verificarsi ed è spesso la causa di quei conigli cui “non piace più il fieno”: in realtà non riescono più a mangiarlo perché le radici allungate battono sul nervo che corre sotto i denti e causano dolore alla masticazione, per cui il coniglio impara presto a saziarsi con verdure e mangimi, molto più teneri.

Infine, i denti deformi ed allungati non sono più ben attaccati fra di loro ma si creano fessure nelle quali si infiltra materiale alimentare ed altro che causa nidi di infezione, i quali non solo causano dolore ma evolvono poi in ascessi.

Si capisce quindi che si tratta di una malattia difficile, frustrante da curare e che può influenzare parecchio la qualità della vita del coniglio. I conigli con problemi dentali sono pazienti cronici, che devono subire durante la loro vita diversi interventi odontoiatrici, che vanno dal semplice “pareggio” (ossia la eliminazione delle punte e la riduzione delle corone dentali tramite appositi strumenti rotanti) alla estrazione di uno o più denti, fino alla complessa chirurgia maxillofacciale degli ascessi odontogenici.

Cosa può fare una persona per salvaguardare il suo coniglio da queste problematiche?
La prima cosa è scegliere un coniglio scarsamente predisposto: le razze brachicefale, ossia tutte le razze con il musino corto e arrotondato che fanno tanta tenerezza, ad esempio gli arieti e i nani colorati, sono statisticamente più a rischio proprio per la forma delle ossa facciali. Più sicuri da questo punto di vista conigli di taglia media e muso allungato.
Poi mantenere il coniglio al sicuro da traumi facciali: cadute a faccia in giù, fratture degli incisivi e delle ossa facciali, ripetuti traumi ai denti per rosicchiamento ossessivo delle sbarre della gabbia, sono tutti fattori che aumentano il rischio di malocclusioni in futuro.
Più importante di tutto però è alimentare correttamente il proprio coniglio, da diversi punti di vista.

  1. Fornire alimenti con un corretto rapporto calcio fosforo e con adeguata integrazione di vitamina D. In assenza di un pascolo quotidiano su prato naturale esposto ai raggi solari, questo si ottiene somministrando un mangime in pellet di buona qualità in giusta quantità (non usando il pellet “come premietto” perché non lo è, è invece un alimento base)
  2. Fornire abbondante quantità di alimento grossolano che induca il coniglio a masticare in maniera fisiologica molte ore al giorno: quindi con del fieno di buona qualità, alternando diversi tipi per mantenere sempre vivo l’interesse del coniglietto per questo fondamentale alimento.
  3. Evitare di fornire eccesso di verdure che sono poco nutrienti ma molto appetibili e distolgono il coniglio dal consumo degli alimenti principali.

Dr Alessandro Melillo DVM
Specialista in Patologia Aviare, del Coniglio e della Selvaggina
GP Cert "Exotic animals"